Chi aggiorna il catalogo?
Prezzi, disponibilità, prodotti nuovi, foto. È un lavoro continuo e va assegnato a una persona con del tempo, non aggiunto alla fine della giornata di qualcuno.
Mettere online un negozio funzionante non è più difficile da anni. La parte che decide se venderete è tutta dopo: chi aggiorna il catalogo, chi risponde, chi prepara i pacchi, e come le persone trovano il vostro negozio invece di quello di qualcun altro.

Se tre di queste risposte non ci sono, la creazione dell'ecommerce va rimandata: non è un problema tecnico.
Prezzi, disponibilità, prodotti nuovi, foto. È un lavoro continuo e va assegnato a una persona con del tempo, non aggiunto alla fine della giornata di qualcuno.
Chi compra online scrive prima di comprare e si aspetta risposta in poche ore. Un negozio che risponde dopo due giorni perde quasi tutte le vendite in dubbio.
Con dieci ordini al giorno è mezza giornata di lavoro fisico. Va previsto, altrimenti diventa il collo di bottiglia esattamente quando le cose iniziano ad andare bene.
Vendere online quello che a magazzino non c'è è il modo più veloce di prendersi recensioni negative. Se il magazzino a sistema non coincide con quello reale, il primo lavoro è quello.
Un negozio nuovo è invisibile per mesi. Serve un piano — ricerca, campagne, mercati esistenti, clienti che già avete — e un budget. Senza, il negozio resta fermo a zero.
Fra commissioni di pagamento, spedizione e resi se ne va una fetta consistente. Su prodotti a basso margine il conto va fatto prima, non dopo il primo trimestre.
La domanda su quale piattaforma usare arriva sempre per prima ed è quasi sempre la meno importante. Le piattaforme diffuse fanno tutte bene le stesse cose: catalogo, carrello, pagamenti, spedizioni. La differenza fra loro incide su una parte marginale del successo di un negozio.
Le due variabili che contano davvero sono altre. La prima: quanto il negozio deve integrarsi con il vostro gestionale. Se le giacenze e i prezzi devono arrivare da lì e gli ordini devono tornare indietro, quella integrazione è il cuore del progetto e va progettata prima di scegliere qualunque cosa. La seconda: quanto è complicato il vostro catalogo — varianti, prezzi per quantità, listini diversi per cliente, prodotti configurabili. Un catalogo complicato esclude da solo metà delle opzioni.
Quello che vi consigliamo dipende da queste due risposte, e in una parte dei casi la risposta è una piattaforma standard in abbonamento senza sviluppo su misura: costa meno, si attiva subito e vi lascia i soldi per far conoscere il negozio, che è dove servono davvero.
Il preventivo di realizzazione è la parte visibile e spesso non è la più grande. I costi di esercizio di un negozio online sono ricorrenti e vanno messi in conto prima di partire, perché sono la ragione più comune per cui un e-commerce viene abbandonato dopo un anno.
Ci sono le commissioni sui pagamenti, che sono una percentuale su ogni transazione. C'è l'hosting, che per un negozio serio non è quello da pochi euro al mese. Ci sono gli aggiornamenti di sicurezza, che su un negozio non sono facoltativi: un e-commerce non aggiornato è un bersaglio, e i dati che custodisce sono dati di pagamento dei vostri clienti. E c'è il tempo delle persone, che è il costo più grande e quello che nessuno mette a preventivo.
Poi c'è il budget per farsi trovare. Un negozio nuovo senza campagne e senza lavoro sul posizionamento riceve visite in numero trascurabile per mesi. Quanto serva dipende dal settore, ma zero non è mai la risposta giusta, e chi vi vende la realizzazione senza dirvelo vi sta lasciando scoprire la parte peggiore da soli.
Una nota di vocabolario utile anche per confrontare i preventivi: realizzazione ecommerce, creazione ecommerce, negozio online e shop online indicano la stessa cosa, e le trovate scritte sia con il trattino sia senza. Quello che cambia fra un preventivo e l'altro non è il nome ma il perimetro: chi carica il catalogo, chi scrive le schede prodotto, chi configura i corrieri, e se l'integrazione con il gestionale è compresa o è una voce a parte. Sono le quattro domande da fare a parità di cifra, perché è lì che due preventivi apparentemente uguali possono differire del doppio.
Un negozio con catalogo contenuto su piattaforma standard sta nella fascia medio-alta delle quattro cifre. Un e-commerce collegato al gestionale, con listini differenziati o prodotti configurabili, entra nelle cinque. A questo si aggiungono i costi di esercizio, che vi indichiamo nel preventivo invece di lasciarveli scoprire dopo.
Nella maggior parte dei casi sì, ed è quasi sempre la cosa che conviene di più. Il collegamento fa arrivare giacenze e prezzi dal gestionale e fa tornare indietro gli ordini, eliminando la persona che ricopia. Va verificato cosa il vostro gestionale mette a disposizione per lo scambio dati: è la prima cosa che guardiamo.
Sei-dieci settimane per un negozio su piattaforma standard con un catalogo già pronto. Il tempo se lo prende quasi sempre il catalogo: fotografie, descrizioni, categorie, attributi. Se ci sono ottocento prodotti da caricare, quello è il progetto, non lo sviluppo.
Nella pratica, entrambi, e in quest'ordine: i marketplace portano vendite prima ma tengono una commissione alta e non vi lasciano il cliente. Il negozio vostro parte più lento e costruisce un patrimonio che resta. Iniziare dai marketplace per validare i prodotti e aprire il negozio in parallelo è una strategia sensata per chi comincia.
Sì: dominio, negozio, catalogo e dati dei clienti sono vostri, e gli accessi ve li consegniamo. Se un domani volete cambiare fornitore, portate via tutto. Sull'e-commerce questa domanda è più importante che altrove, perché in mezzo ci sono gli ordini e i dati dei vostri clienti.
E-commerce B2C, ecommerce b2c, negozio online, shop online, vendita online, e-commerce B2B: la sigla sembra un dettaglio da addetti ai lavori e invece decide metà del progetto, perché i due negozi si assomigliano solo da fuori.
Un e-commerce B2C vende a chiunque, con prezzi uguali per tutti, carrello semplice e un lavoro enorme su fiducia, spedizioni e resi. Un e-commerce B2B vende a clienti registrati, ognuno con il suo listino, il suo fido e i suoi sconti, e spesso serve soprattutto a togliere ordini dal telefono e dalla posta invece che a trovare clienti nuovi. Sul secondo abbiamo una pagina dedicata: e-commerce B2B.
Molte aziende che producono hanno bisogno di entrambi, e la scelta seria non è quale piattaforma ma quale dei due si apre per primo. Di solito conviene partire da quello che porta soldi prima, che nella manifattura italiana è quasi sempre il B2B.