Le parole dei preventivi digitali, spiegate in italiano
Un preventivo pieno di sigle non è un preventivo tecnico: è un preventivo difficile da contestare. Queste sono 58 definizioni brevi dei termini che ricorrono di più, scritte per chi deve decidere e non per chi scrive codice.

Sito web e sviluppo
Dominio
Il nome del sito, per esempio danova-tech.com. Si affitta su base annuale da un registrar e va intestato a voi, non al fornitore: è l'unica cosa che, se persa, non si recupera costruendo qualcos'altro.
Hosting
Lo spazio sul server dove il sito vive. Costa da poche decine a qualche centinaio di euro l'anno secondo il traffico e il tipo di sito; è anche il posto dove si decidono metà dei problemi di velocità.
CMS
Content Management System: il pannello da cui si modificano testi e immagini senza toccare il codice. WordPress è il più diffuso. Un CMS serve se aggiornate spesso; se il sito cambia due volte l'anno, aggiunge manutenzione senza aggiungere valore.
Sito statico
Un sito le cui pagine sono file già pronti, serviti senza che un programma li generi ogni volta. È più veloce e ha molta meno superficie di attacco di un sito dinamico, ma le modifiche passano da una pubblicazione.
Responsive
Un sito che si adatta alla larghezza dello schermo invece di avere una versione mobile separata. Non è un'opzione dal 2015 circa: Google indicizza la versione mobile, quindi la versione mobile è il sito.
Front-end e back-end
Front-end è quello che il visitatore vede ed è eseguito nel suo browser; back-end è quello che gira sul server e gestisce i dati. Un preventivo che parla solo di front-end sta descrivendo metà del lavoro.
Framework
Una base di codice già scritta su cui si costruisce l'applicazione: React, Laravel, Django. Fa risparmiare mesi, ma lega il progetto alle scelte di quel framework per anni: è una decisione, non un dettaglio.
API
Il modo con cui due programmi si scambiano dati senza passare da una persona. Quando chiedete se il gestionale «parla» con l'e-commerce, state chiedendo se ha delle API e se sono documentate.
Certificato SSL
È quello che rende l'indirizzo https e cifra il traffico. Oggi è gratuito e automatico nella quasi totalità degli hosting: se ve lo fanno pagare a parte come voce importante, chiedete perché.
Accessibilità
La proprietà di un sito di essere usabile anche da chi naviga con screen reader, solo da tastiera o con una vista ridotta. Dal 28 giugno 2025 è un obbligo di legge per una parte dei siti, non solo una buona pratica.
Manutenzione
L'aggiornamento periodico di librerie, sistema e contenuti. Serve davvero, perché le vulnerabilità escono ogni mese; diffidate però del canone senza il quale il sito smette di funzionare, che è un'altra cosa.
SEO e visibilità
SEO
Search Engine Optimization: l'insieme delle scelte che rendono un sito comprensibile ai motori di ricerca e utile a chi cerca. Si divide in tecnica (come è costruito), contenuti (cosa dice) e autorevolezza (chi lo cita).
SEO tecnica
La parte che dipende da come il sito è fatto: indirizzi leggibili, un solo H1 per pagina, title e description unici, dati strutturati, sitemap, velocità, versione mobile. Dovrebbe essere inclusa in qualsiasi sito nuovo.
SERP
La pagina dei risultati di ricerca. Guardarla per la vostra parola chiave prima di scrivere una pagina dice più di qualsiasi strumento: se i primi dieci risultati sono guide e voi state facendo una pagina di vendita, siete fuori intento.
Intento di ricerca
Che cosa vuole davvero chi digita una frase: capire, confrontare, comprare, o trovare un indirizzo. Una pagina che risponde all'intento sbagliato non si posiziona, per quanto sia scritta bene.
Parola chiave a coda lunga
Una ricerca lunga e specifica, con poco volume e poca concorrenza, che di solito converte molto meglio di quella generica. «Software gestionale per officina meccanica» vale più di «gestionale».
Title e meta description
Il titolo e il testo che compaiono nel risultato di Google. Il title conta per il posizionamento e va tenuto sotto i 60 caratteri circa; la description non conta per il ranking ma decide quanti clic ricevete.
Canonical
Un'indicazione nel codice che dice a Google qual è l'indirizzo ufficiale di una pagina quando lo stesso contenuto è raggiungibile da più URL. Senza, i motori dividono il valore fra i doppioni.
Hreflang
L'indicazione che collega fra loro le versioni di una pagina in lingue diverse. Va messa in modo reciproco: se la pagina italiana punta a quella inglese, quella inglese deve puntare all'italiana.
Dati strutturati
Informazioni scritte nel codice in un formato che i motori leggono senza interpretare il testo: che cosa è l'azienda, dove sta, quanto costa un servizio, quali domande frequenti ci sono. Sono anche il modo con cui i motori di risposta AI capiscono una pagina.
Sitemap
Un file che elenca gli indirizzi del sito perché i motori li trovino tutti. Aiuta, ma è il modo più debole di essere trovati: una pagina raggiunta solo dalla sitemap e da nessun link interno vale poco.
Core Web Vitals
Le tre metriche con cui Google misura l'esperienza di caricamento: LCP, INP e CLS. Sono un fattore di posizionamento dichiarato ma debole, e contano molto di più sulla conversione.
Backlink
Un link che un altro sito fa verso il vostro. È uno dei segnali più forti di autorevolezza e il più difficile da ottenere onestamente. I link comprati in blocco sono il modo più rapido di farsi male.
SEO locale
Il lavoro per comparire nelle ricerche con un luogo, incluso il blocco con la mappa. Gran parte del risultato dipende dalla scheda Google Business e dalle recensioni, non dal sito.
Google Business Profile
La scheda gratuita che mostra l'attività su Ricerca e Maps. Per un'azienda che lavora su un territorio è quasi sempre la fonte di contatti numero uno, davanti al sito stesso.
Search Console
Lo strumento gratuito di Google che mostra con quali ricerche vi trovano, quali pagine sono indicizzate e quali problemi ci sono. Se avete un sito e non lo avete configurato, è la prima mezz'ora da spendere.
llms.txt
Un file di testo alla radice del sito che riassume per i modelli linguistici che cosa fa l'azienda e quali sono le pagine principali. È una convenzione recente e non garantita, ma costa poco e non fa danni.
E-commerce
E-commerce
Un sito che vende direttamente. Rispetto a un sito vetrina cambia tutto: pagamenti, spedizioni, resi, magazzino, obblighi fiscali e, dal 2025, obblighi di accessibilità.
Marketplace
Una piattaforma di terzi dove vendere, come Amazon o eBay. Porta traffico subito e si tiene una commissione; soprattutto, i clienti restano suoi. Ha senso come canale, non come unico canale.
Carrello abbandonato
Un acquisto iniziato e non concluso. È normale che sia la maggioranza; quello che conta è capire dove si fermano, e nove volte su dieci è alla riga delle spese di spedizione o davanti a una richiesta di registrazione obbligatoria.
Tasso di conversione
La quota di visitatori che compie l'azione desiderata. Su un e-commerce italiano medio sta spesso fra l'uno e il due per cento: prima di comprare più traffico, vale la pena chiedersi perché novantotto persone su cento se ne vanno.
Gateway di pagamento
Il servizio che incassa per voi: Stripe, PayPal, Nexi. Ognuno ha una commissione e un comportamento diverso sui rimborsi e sulle contestazioni, ed è una voce di costo che va messa nel conto prima.
B2B commerce
Vendita online fra aziende: listini personalizzati per cliente, prezzi riservati, ordini ricorrenti, pagamento differito. È un e-commerce con regole diverse, non un e-commerce con l'IVA tolta.
Software gestionale e dati
Gestionale
Il programma in cui vivono i dati operativi dell'azienda: ordini, magazzino, produzione, documenti. Il confine con l'ERP è sfumato e nella pratica italiana le due parole si usano spesso come sinonimi.
ERP
Enterprise Resource Planning: un sistema unico che tiene insieme più aree aziendali sullo stesso dato. Il vantaggio è che il numero è uno solo; il costo è che ogni cambiamento tocca più reparti insieme.
CRM
Customer Relationship Management: il posto dove stanno contatti, trattative e storico delle conversazioni con i clienti. Funziona solo se è più comodo del foglio di calcolo che sostituisce, altrimenti resta vuoto.
MES
Manufacturing Execution System: il software che segue la produzione mentre avviene, fra il gestionale e le macchine. È anche una delle categorie di software che rientrano negli incentivi per i beni 4.0.
Business intelligence
Gli strumenti che trasformano i dati sparsi nei sistemi in numeri leggibili: marginalità per commessa, tempi reali, costo per cliente. Servono a decidere, non a fare report più belli.
Software su misura
Un programma scritto per una singola azienda invece che acquistato da catalogo. Conviene quando il modo in cui lavorate è specifico e nessun prodotto lo regge; non conviene per contabilità e fatturazione standard.
Migrazione dei dati
Il passaggio dei dati dal vecchio sistema al nuovo. È la fase che fa saltare più progetti, perché i dati vecchi sono sempre più sporchi di quanto chiunque ricordi. Va preventivata, non improvvisata.
Cloud e on-premise
In cloud il software gira su server di terzi e si paga a canone; on-premise gira su server vostri e si paga una licenza. La differenza vera non è tecnica ma di responsabilità: chi aggiorna, chi fa i backup, chi risponde quando si ferma.
Interconnessione
Requisito degli incentivi 4.0: il macchinario deve scambiare dati con il sistema di gestione della produzione in modo documentabile. Un macchinario nuovo ma isolato non è un bene 4.0, per quanto sia moderno.
Integrazione
Il collegamento fra due sistemi perché smettano di essere ricopiati a mano. È quasi sempre il progetto con il ritorno più rapido, e il primo da fare prima di pensare a sostituire qualcosa.
RAG
Retrieval Augmented Generation: una tecnica con cui un modello linguistico risponde citando i vostri documenti invece di quello che ha imparato in generale. È il modo corretto di usare l'AI su dati aziendali, perché la risposta è verificabile.
Pubblicità online
PPC
Pay Per Click: la pubblicità in cui si paga a clic ricevuto. Google Ads e Meta Ads funzionano così, e la differenza principale è che su Google intercettate una domanda già esistente, su Meta la create.
CPC
Costo per clic. Da solo dice poco: un clic da 12 euro su una ricerca commerciale può essere molto più conveniente di uno da 30 centesimi su una ricerca informativa.
ROAS
Return On Ad Spend: quanto fatturato torna per ogni euro speso in pubblicità. È la metrica giusta per un e-commerce; per chi vende servizi conta di più il costo per contatto qualificato.
Pixel di tracciamento
Un frammento di codice che registra cosa fanno i visitatori per misurare le campagne. Va dichiarato nell'informativa e, in Europa, subordinato al consenso: non è un dettaglio tecnico ma un adempimento.
Landing page
Una pagina costruita per una singola campagna e un singolo obiettivo. Mandare il traffico a pagamento sulla homepage è il modo più comune e più costoso di sprecare un budget pubblicitario.
Remarketing
Mostrare annunci a chi ha già visitato il sito. Funziona bene sui carrelli abbandonati e male quando diventa inseguimento: la stessa persona che vede il vostro annuncio per tre settimane non compra, si infastidisce.
Fiere e allestimenti
Stand preallestito
Uno stand con pareti, moquette, illuminazione, insegna e arredi base già previsti, spesso a noleggio. È la soluzione più rapida ed economica da organizzare, adatta alla prima fiera o agli spazi piccoli. Approfondisci.
Stand modulare
Uno stand costruito con telai e pannelli componibili, di solito in alluminio, che si smontano e si rimontano su metrature e forme diverse. Conviene a chi fa molte fiere, perché la struttura si riutilizza e cambiano solo grafiche e arredi. Approfondisci.
Tessuto teso
Grafica stampata su tessuto e montata in tensione su un telaio leggero. Permette immagini molto grandi senza giunture, si trasporta piegata e si sostituisce facilmente da una fiera all'altra. Approfondisci.
Stand su misura
Uno stand progettato e costruito da zero, spesso in legno, su forme, materiali e finiture scelte per il marchio. Costa di più di un modulare, ma comunica di più e può integrare elementi riutilizzabili. Approfondisci.
Stand a isola
Uno spazio espositivo libero su quattro lati, visibile da tutte le direzioni. Ha più visibilità ma richiede un progetto pensato a 360 gradi; gli altri tipi di spazio sono in linea (un lato aperto), ad angolo (due) e a penisola (tre). Approfondisci.
Regolamento tecnico di fiera
Le regole che ogni quartiere fieristico impone agli allestimenti: altezze massime, materiali ammessi, impianti, sicurezza, scadenze per presentare il progetto e orari di montaggio. Uno stand non conforme può non essere approvato. Approfondisci.
Allestimento e disallestimento
I giorni, fissati dall'organizzatore, in cui gli stand si montano prima dell'apertura (allestimento) e si smontano dopo la chiusura (disallestimento). Sono finestre strette: materiali e squadre vanno organizzati in anticipo. Approfondisci.
Dichiarazione di conformità dell'impianto
Il documento con cui l'installatore certifica che l'impianto elettrico dello stand è eseguito a regola d'arte. Nelle fiere italiane viene richiesto per allacciare lo stand alla rete del padiglione. Approfondisci.
