Gli indirizzi
Ogni indirizzo vecchio deve puntare al suo corrispondente nuovo con un redirect permanente. Uno per uno, non tutti verso la home: un redirect generico verso la home è il modo più rapido di perdere il posizionamento.
Cambiare piattaforma è una delle operazioni che più spesso va male, e quando va male non si vede subito: il sito nuovo è bello, funziona, e nel giro di sei settimane il traffico organico è metà di prima. Il motivo è quasi sempre lo stesso, e si poteva evitare con due giorni di lavoro in più.

Il catalogo è la parte facile. I guai stanno nelle altre tre.
Ogni indirizzo vecchio deve puntare al suo corrispondente nuovo con un redirect permanente. Uno per uno, non tutti verso la home: un redirect generico verso la home è il modo più rapido di perdere il posizionamento.
Prodotti, varianti, immagini, attributi, categorie e testi. Le varianti e gli attributi sono il punto in cui i trasferimenti automatici semplificano e si perde informazione.
Account, indirizzi, ordini passati e documenti. Un cliente che non ritrova il suo storico e deve reimpostare la password è un cliente che a volte non torna.
Recensioni prodotto, guide, pagine informative, dati strutturati. Sono quello che vi fa trovare e quello che fa comprare: si spostano per primi, non per ultimi.
Google conosce il vostro negozio per indirizzi. Ogni prodotto, ogni categoria, ogni guida ha un indirizzo con una storia: link ricevuti, posizioni conquistate, dati di comportamento. Se al lancio della piattaforma nuova quegli indirizzi cambiano e nessuno dice dove sono finiti, quella storia si azzera. Non gradualmente: si azzera.
La soluzione tecnica è banale ed è nota da vent'anni: una mappa che associa ogni vecchio indirizzo al nuovo, servita con un redirect permanente. Il lavoro non è difficile, è noioso, e per questo viene tagliato quando il progetto è in ritardo. È l'unico taglio che non si può fare.
Il secondo errore per frequenza è pubblicare il sito nuovo con l'istruzione che blocca i motori di ricerca ancora attiva, ereditata dall'ambiente di prova. Il sito funziona, vende, e per settimane non è in nessun risultato. Fa parte della lista di controllo del giorno del lancio, insieme a mappa del sito, tracciamenti e prestazioni.
Prima di preventivare una migrazione chiediamo sempre perché. Se la risposta è che il sito è lento, che il tema è vecchio o che gestirlo è faticoso, molto spesso quei problemi si risolvono sulla piattaforma attuale a una frazione del costo, perché nascono dal come è stato costruito e non da cosa lo fa girare.
La migrazione si giustifica quando c'è un limite strutturale: la piattaforma non regge il vostro listino B2B, non si integra col gestionale, ha un costo per transazione che sul vostro volume è diventato insostenibile, oppure non è più mantenuta e restare è un rischio di sicurezza.
Se ci troviamo nel primo caso lo diciamo, anche se significa fare un lavoro più piccolo. Una migrazione fatta senza una ragione strutturale è un rischio assunto in cambio di niente.
Il lancio è l'ultimo giorno, non il primo.
Se i redirect sono completi e la struttura dei contenuti resta equivalente, un assestamento di due-quattro settimane con oscillazioni contenute è normale, e poi si recupera. Se i redirect mancano o sono generici, la perdita è grossa e il recupero richiede mesi. La differenza fra i due scenari è quasi tutta in un lavoro noioso fatto prima del lancio.
Dipende dal numero di indirizzi e da quanto sono diverse le due piattaforme. Un catalogo di poche centinaia di prodotti con struttura simile è un lavoro di qualche settimana; migliaia di prodotti con varianti e attributi complessi sono un progetto a sé. La cifra la diciamo dopo l'inventario del sito attuale, che è la prima cosa che facciamo.
Nella maggior parte dei casi sì, e vanno portate: sono contenuto che fa vendere e che aiuta a farsi trovare. Se stanno in un servizio esterno, si riaggancia il servizio. Se stanno nella piattaforma vecchia, si esportano e si reimportano mantenendo il legame col prodotto giusto, che è la parte delicata.
Gli account si trasferiscono con indirizzi e storico ordini. Le password no, quasi mai: sono conservate in forma non riutilizzabile, ed è giusto che sia così. Si gestisce con una comunicazione preparata e un reimposta la password guidato, avvisando i clienti prima e non il giorno dopo.
Se il passaggio è preparato bene, da pochi minuti a poche ore, e si programma nella fascia oraria in cui vendete meno. Il fermo lungo nasce quando si trasferiscono i dati il giorno del lancio invece di averli già pronti e verificati in un ambiente chiuso.