Il sito che lo ospita è pertinente
Un link da una rivista di logistica verso una pagina di gestionali per la logistica vale più di dieci link da blog generalisti. La pertinenza tematica è il primo filtro, prima ancora dell'autorevolezza.
I link restano il segnale più difficile da falsificare che Google abbia. Per questo è anche il più controllato: i pacchetti da mille link a novantanove euro non fanno salire niente, e in qualche caso fanno scendere. Qui trovate come costruiamo link che reggono nel tempo, e cosa vi diciamo di non fare.

Non contano tutti allo stesso modo, e la differenza non è il numero. Sono queste sei cose a decidere se un link sposta qualcosa.
Un link da una rivista di logistica verso una pagina di gestionali per la logistica vale più di dieci link da blog generalisti. La pertinenza tematica è il primo filtro, prima ancora dell'autorevolezza.
Un link dentro un articolo che cita un vostro dato, un caso, uno strumento, è un link che un redattore ha messo perché serviva al lettore. Un link in fondo a una pagina "partner" non lo ha messo nessuno per il lettore.
Un profilo in cui trenta link su quaranta hanno come testo la stessa frase commerciale è un profilo costruito, e si vede da fuori. I link veri usano il nome dell'azienda, l'indirizzo, o una frase della lingua parlata.
Puntare tutto sulla home è lo spreco più comune. Un link va alla pagina che risponde davvero a quell'argomento: è quella che deve salire, ed è quella che converte.
Un link che sparisce dopo sei mesi, perché era a noleggio, lascia il sito com'era prima. Preferiamo dieci link che restano a cento che scadono.
Un dominio con punteggi alti negli strumenti ma senza visite reali è un dominio costruito per vendere link. Prima di proporre un sito guardiamo se ci passa qualcuno.
Google ha smesso da tempo di penalizzare sito per sito e ha cominciato a ignorare i link che riconosce come comprati. È un cambiamento che a prima vista sembra buono: non vieni punito. In pratica è peggio, perché i soldi spesi non producono niente e ve ne accorgete solo dopo mesi.
Chi vi vende cento link a poche centinaia di euro li prende da reti di siti costruiti apposta. Sono riconoscibili: stessa struttura, stessi autori inventati, stesso mese di registrazione del dominio. Se li riconosciamo noi guardandoli mezz'ora, li riconosce anche chi fa questo mestiere con qualche migliaio di server.
C'è poi il caso in cui il danno arriva davvero: quando i link comprati sono tanti, arrivano in fretta e usano tutti lo stesso testo commerciale. Lì il sito perde posizioni, e recuperare richiede un lavoro di pulizia che costa più di quanto si era risparmiato.
L'unica cosa che vi chiediamo, se avete già comprato link in passato, è di dircelo. Non è un giudizio: serve a sapere se prima di costruire bisogna smontare.
Non guardiamo il punteggio di autorevolezza inventato dagli strumenti. È comodo per fare grafici, ma è una stima di un'azienda terza, non un numero che Google usa. Un sito con punteggio 20 e mille lettori veri vale più di un sito con punteggio 60 costruito per vendere link.
Guardiamo tre cose. I domini che vi linkano, contati una volta sola ciascuno: cento link dallo stesso sito valgono quanto uno. Le posizioni delle pagine spinte, prima e dopo, sulle ricerche che avete scelto. Le richieste di contatto arrivate da ricerca organica, che è l'unico numero che paga gli stipendi.
Il report arriva ogni mese, in italiano, con dentro cosa è stato fatto, cosa ha funzionato e cosa no. Se in tre mesi non si muove niente ve lo diciamo noi, e discutiamo se ha senso continuare.
Dipende da quante pagine si vogliono spingere e da quanto è competitivo il settore. Il lavoro si compone di tre voci: l'analisi iniziale del profilo, i contenuti che rendono citabile il sito e il tempo di contatto con le redazioni. Facciamo una call gratuita, guardiamo il vostro profilo attuale e diamo un preventivo a prezzo fisso. Non vendiamo pacchetti a numero di link, perché il numero di link non è il risultato.
Fra tre e sei mesi per le prime posizioni che si muovono, più a lungo sulle ricerche nazionali più contese. Chi vi promette risultati in un mese sta comprando link, ed è la ragione per cui li vede muoversi in fretta e poi tornare indietro.
Perché nella maggior parte dei casi non funziona: Google ignora i link che riconosce come comprati, quindi il denaro se ne va senza produrre niente. E nei casi in cui viene notato il danno è peggiore del mancato guadagno. Preferiamo dire di no prima, invece di spiegarlo dopo.
Non necessariamente, ma va guardato. Si analizza il profilo, si isola quello che è chiaramente artificiale e si decide se basta smettere di alimentarlo o se serve il file di disconoscimento. Nella maggior parte dei casi basta la prima cosa.
Meno di quanto si creda. Per un'attività che lavora in una provincia contano molto di più la scheda Google Business Profile, le citazioni negli elenchi locali e le recensioni. La link building rende quando si compete su ricerche nazionali, dove tutti hanno già le pagine a posto e la differenza la fanno i link.
Nella pratica la seconda è il modo migliore di fare la prima. La link building tradizionale cerca il link; la digital PR cerca la citazione, e il link arriva di conseguenza. Il risultato è più lento ma più stabile, perché nasce da una ragione editoriale vera.
Sì, ed è la parte con il rapporto migliore fra tempo speso e risultato. Si cercano le pagine di altri siti che linkano risorse non più esistenti nel vostro settore, si propone la vostra come sostituzione. Nessuno ci guadagna niente di artificiale: il sito che linka ripara un errore.
I contatti e le proposte sì, la pubblicazione no: dipende dalla redazione che decide. Nel report mensile trovate ogni link ottenuto con l'indirizzo, la data e la pagina verso cui punta.
Mezz'ora di call gratuita: vi diciamo chi vi linka oggi, cosa è sano e cosa no, e se la link building è la leva giusta per voi o se conviene spendere quei soldi altrove.
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