Google Business Profile (ex Google My Business): la guida pratica per farsi trovare in zona
Per un’attività che lavora su un territorio, la scheda Google Business è quasi sempre la singola voce che porta più contatti dalla ricerca — più del sito. È gratuita, si configura in un pomeriggio, e la maggior parte delle schede è ferma al 30% di quello che potrebbe fare.
Aggiornato il 5 settembre 2026 · Danova Tech

Perché conta più del sito, per chi lavora in zona
Quando qualcuno cerca un servizio aggiungendo una città, o semplicemente lo cerca dal telefono mentre è in quella città, Google mostra prima di tutto un blocco con una mappa e tre attività. Quel blocco sta sopra ai risultati normali e prende la maggior parte dei clic.
Dentro quel blocco non ci finiscono i siti: ci finiscono le schede Google Business. Potete avere il sito migliore della provincia e restare sotto a un concorrente con un sito mediocre, semplicemente perché la sua scheda è completa e la vostra no.
L’altra cosa che conviene sapere: la scheda è anche il posto da cui arrivano le telefonate dirette. Chi cerca un fornitore vicino e trova una scheda con numero, orari e foto spesso chiama e basta, senza passare dal sito. Quelle chiamate non compaiono nelle statistiche del sito, e per questo il valore della scheda viene sistematicamente sottovalutato.
La configurazione che fa la differenza
La categoria principale è la scelta più pesante di tutte. È il singolo campo che più determina per quali ricerche comparite. Sceglietela guardando cosa fate davvero e cosa scrivono i concorrenti che già stanno in mappa, non quella che vi sembra più prestigiosa. Le categorie secondarie si aggiungono dopo, ma la principale pesa in modo sproporzionato.
Il nome dell’attività è il nome dell’attività. Aggiungerci parole chiave («Rossi Srl — Idraulico Padova Pronto Intervento») viola le linee guida ed è il motivo più comune di sospensione della scheda. Funziona finché non funziona più, e quando la scheda viene sospesa sparite dalla mappa in un giorno.
Servizi e prodotti sono campi vuoti nel 90% delle schede. Ognuno accetta un nome e una descrizione. È lo spazio in cui potete legittimamente usare le parole che la gente cerca, e Google li usa per capire per cosa mostrarvi. Riempirli è mezz’ora e vale più di molte altre cose.
Zona servita. Se lavorate su un territorio e non solo nella vostra via, indicate i comuni o la provincia. Se non ricevete clienti in sede, potete anche nascondere l’indirizzo e mostrare solo la zona: le regole di Google lo prevedono.
Gli orari, veri. Compresi i giorni di chiusura straordinaria. Un orario sbagliato produce la peggiore recensione che esista: quella di chi si è mosso e ha trovato chiuso.
Foto e recensioni: quello che sposta davvero
Le foto contano più di quanto sembri, ma non tutte allo stesso modo. Le foto vere — il locale, i mezzi, le persone, un lavoro finito — funzionano; le immagini di repertorio si riconoscono e non aiutano. Il consiglio pratico: caricatene qualcuna ogni mese invece di trenta tutte insieme il primo giorno. Una scheda aggiornata di recente viene mostrata più volentieri.
Sulle recensioni ci sono tre cose che valgono più di tutto il resto:
- Chiedetele nel momento giusto. Il momento giusto è subito dopo la consegna, quando il cliente è contento e vi ha in mente. Una settimana dopo la probabilità crolla. Un link diretto alla recensione mandato via WhatsApp funziona meglio di qualsiasi email.
- Rispondete a tutte, anche a quelle da cinque stelle. Costa un minuto, è un segnale di attività e chi legge lo nota.
- Alle recensioni negative si risponde una volta sola, corta e senza discutere. Chi legge non sta giudicando il cliente arrabbiato: sta giudicando come reagite. Una risposta calma e concreta a una recensione da due stelle convince più di dieci recensioni entusiaste.
Non comprate recensioni. Google le individua sempre meglio e la sanzione non è la rimozione delle finte: è la sospensione della scheda.
Le domande e i post: due campi quasi sempre vuoti
La sezione Domande e risposte è pubblica e chiunque può scrivere. Potete anche farlo voi: pubblicare le cinque domande che vi fanno sempre al telefono e rispondere. Non è un trucco, è la funzione prevista, ed evita che qualcun altro risponda male al posto vostro. È anche il posto in cui potete scrivere le formulazioni esatte che la gente cerca, dentro una domanda vera.
I post durano poco e vanno pubblicati con regolarità, non in blocco. Un post ogni una o due settimane su un lavoro finito, una novità, una chiusura per ferie. Il beneficio non è il singolo post: è il segnale che la scheda è viva.
I cinque errori che tengono fuori dalla mappa
- Scheda non verificata. Finché non completate la verifica, molte funzioni sono spente e il posizionamento è penalizzato. È il primo passo, non l’ultimo.
- Dati diversi tra sito e scheda. Nome, indirizzo e telefono devono essere identici ovunque compaiano — sito, scheda, elenchi di categoria — fino all’abbreviazione della via. Le incoerenze riducono la fiducia che Google ha nell’attività.
- Schede doppie. Capita spesso dopo un trasloco o un cambio di gestione: due schede per la stessa attività si tolgono forza a vicenda. Vanno unite, non cancellate.
- Nessun collegamento dal sito. La scheda dovrebbe puntare a una pagina pertinente del sito (per un’attività su più zone, alla pagina di quella zona) e il sito dovrebbe contenere gli stessi dati nei dati strutturati. È il modo in cui i due si confermano a vicenda.
- Abbandono. Una scheda ferma da due anni perde posizioni a favore di una aggiornata, a parità di tutto il resto. Venti minuti al mese sono sufficienti.
Quanto ci vuole a vedere risultati
Su un territorio con poca concorrenza i primi movimenti si vedono in quattro-otto settimane dalla verifica, se la scheda è completa. Nelle città grandi e nei settori affollati serve più tempo e serve soprattutto un flusso costante di recensioni: è la variabile che distingue le schede che salgono da quelle che restano ferme.
Le statistiche della scheda vi dicono da subito una cosa utile: quante persone vi hanno trovato cercando il vostro nome e quante cercando un servizio. Il secondo numero è quello che conta, perché è gente che non vi conosceva. Se cresce, state guadagnando terreno; se resta piatto mentre cresce il primo, state solo intercettando chi vi cercava già.
Domande frequenti
Posso avere una scheda se lavoro da casa o senza sede aperta al pubblico?
Sì. Google prevede le attività con zona servita: si indica l’indirizzo in fase di verifica ma si sceglie di non mostrarlo, e si dichiarano i comuni o le province in cui operate. È la configurazione corretta per artigiani, consulenti e chi lavora presso il cliente.
Quante recensioni servono per stare nei primi tre risultati della mappa?
Non esiste una soglia, perché il confronto è sempre con chi vi sta intorno in quella zona e per quella ricerca. Il criterio pratico è guardare le schede che oggi stanno sopra di voi: quel numero è l’obiettivo, e la costanza nel tempo pesa più del totale.
Le recensioni su altri portali contano per Google?
Indirettamente sì: recensioni coerenti su portali di settore rafforzano la fiducia complessiva nell’attività. Ma quelle che pesano nel blocco mappa sono le recensioni sulla scheda Google, quindi è lì che va concentrata la richiesta.
Ha senso avere una scheda se ho già un buon sito?
Sì, e sono due cose diverse: il sito compete nei risultati normali, la scheda nel blocco mappa che sta sopra. Per una ricerca con nome di città il blocco mappa prende la maggior parte dei clic, quindi senza scheda state rinunciando alla parte più visibile della pagina.
