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Rifare il sito senza perdere le posizioni su Google

Il crollo di traffico dopo un restyling non è sfortuna ed è quasi sempre lo stesso errore: gli indirizzi sono cambiati e nessuno ha detto a Google dove sono finite le vecchie pagine. Si evita con due giorni di lavoro fatti prima, non con sei mesi di recupero fatti dopo.

Aggiornato il 5 settembre 2026 · Danova Tech

Mockup di scheda riassuntiva: rifare il sito senza perdere le posizioni su google
Mockup illustrativo: scheda riassuntiva della guida “Rifare il sito senza perdere le posizioni su Google”.

Cosa succede davvero quando cambiate sito

Google non conosce il vostro sito: conosce un elenco di indirizzi, e per ciascuno ha una stima di quanto è affidabile e per quali ricerche mostrarlo. Quella stima è il risultato di anni: link ricevuti, clic, tempo di permanenza.

Quando pubblicate il sito nuovo, se l’indirizzo /prodotti/serramenti-in-alluminio.html diventa /serramenti-alluminio/, per Google non è la stessa pagina cambiata: è una pagina sparita e una pagina nuova mai vista. La prima esce dai risultati, la seconda riparte da zero. Tutto quello che avevate accumulato su quell’indirizzo resta appeso a una pagina che non esiste più.

Il redirect 301 serve esattamente a questo: dice «questa pagina si è trasferita definitivamente lì» e trasferisce quasi tutto il valore accumulato. È una riga di configurazione. Il lavoro non è farlo: è sapere quali sono tutti gli indirizzi da redirigere.

Prima: costruite la mappa degli indirizzi

Questo è il passo che salta chi poi perde traffico. Va fatto prima di spegnere il sito vecchio, perché dopo alcune di queste fonti non sono più recuperabili.

  • Search Console, rapporto Pagine. Esportate tutti gli indirizzi indicizzati. È la lista che conta di più, perché è quello che Google ha davvero.
  • Search Console, rapporto Prestazioni, ultimi 16 mesi. Esportate gli indirizzi ordinati per clic. Vi dice quali pagine portano visite: sono le intoccabili.
  • La vecchia sitemap.xml. Salvatela su disco adesso.
  • Una scansione completa del sito vecchio con un crawler, per prendere anche le pagine che Google non ha indicizzato ma che hanno link in entrata.
  • I link in entrata da altri siti. Search Console li elenca. Quelle pagine sono le più preziose che avete: se un indirizzo ha link esterni, va redirezionato con priorità assoluta.

Il risultato è un foglio con due colonne: vecchio indirizzo, nuovo indirizzo. Ogni riga senza destinazione è traffico che state per buttare.

La regola per accoppiare vecchio e nuovo

Il redirect va fatto verso la pagina che risponde alla stessa domanda, non verso quella che ha il nome più simile e nemmeno verso la home.

Redirigere tutto sulla home page è l’errore più diffuso ed è quasi peggio di non fare niente: Google riconosce il redirect di massa verso la home come un «soft 404», cioè lo tratta come una pagina inesistente, e il valore non passa. Chi arriva da Google atterra sulla home senza trovare quello che cercava e se ne va.

Se una pagina vecchia davvero non ha un corrispettivo — un prodotto fuori catalogo, una promozione finita — le opzioni sensate sono due: redirigerla alla categoria più vicina, oppure lasciarla rispondere 410 con una pagina che spiega cosa è successo e propone le alternative. La seconda è più onesta e Google la gestisce bene.

Cosa portarsi dietro oltre agli indirizzi

Il redirect salva la posizione, ma la posizione si tiene solo se la pagina nuova risponde almeno quanto la vecchia. Nei restyling si perde traffico anche a indirizzi invariati, perché nel passaggio al design nuovo il testo è stato dimezzato.

Prima di cancellare qualcosa, controllate tre cose per ogni pagina che porta visite: che i contenuti principali ci siano ancora (se la vecchia aveva 1.200 parole e la nuova 200, quella pagina scenderà); che il title e la struttura degli H1-H2 coprano gli stessi argomenti; e che le immagini mantengano nomi file e testo alternativo, se portavano visite da Google Immagini.

Nel dubbio, la regola è: si può ridisegnare tutto, ma non si taglia testo su una pagina che porta visite. Il taglio si fa dopo, a traffico stabilizzato, e una pagina alla volta.

Il giorno della pubblicazione

  1. Togliete il blocco ai motori. È l’incidente più banale e più frequente: il sito di prova aveva Disallow: / nel robots.txt o il meta noindex, e vanno online così. Controllate entrambi come primissima cosa.
  2. Verificate i redirect a campione. Prendete i venti indirizzi più visitati e apriteli: devono rispondere 301 e arrivare alla pagina giusta in un solo salto. Le catene di redirect (A→B→C) vanno accorciate.
  3. Pubblicate la sitemap nuova e inviatela in Search Console. Lasciate raggiungibile anche la vecchia per qualche settimana: aiuta Google a trovare più in fretta gli indirizzi da aggiornare.
  4. Controllate i canonical. Ogni pagina deve puntare a se stessa nella versione nuova. Un canonical rimasto puntato al dominio di prova è un modo silenzioso di sparire.
  5. Verificate che analytics e Search Console misurino, altrimenti nei giorni in cui serve guardare i numeri non avrete numeri.

Le quattro settimane dopo, e cosa è normale

Un calo del 10-20% nelle prime due o tre settimane è fisiologico: Google deve riscansionare tutto e ricalcolare. Se dopo sei-otto settimane non siete tornati almeno al livello di prima, non è assestamento: è un problema, e ha una causa individuabile.

I controlli da fare in quelle settimane sono tre, una volta a settimana. Il rapporto Pagine di Search Console: se gli errori 404 crescono, mancano dei redirect e l’elenco vi dice quali. Il rapporto Prestazioni confrontato con lo stesso periodo dell’anno prima, non con il mese scorso, così la stagionalità non vi inganna. E le query perse: se una ricerca che vi portava visite è sparita, aprite la pagina che la serviva e guardate cosa è cambiato lì dentro.

Ultima cosa, che vale più di tutte le altre: tenete online il sito vecchio, non raggiungibile ma conservato, per almeno sei mesi. Se scoprite a marzo che una pagina di gennaio portava richieste, senza la copia non potete più recuperare il testo.

Domande frequenti

Quanto tempo devo tenere attivi i redirect 301?

Almeno un anno, e se non costano nulla tanto vale tenerli per sempre. Google consolida il trasferimento in qualche mese, ma i link da altri siti e i segnalibri delle persone continuano a puntare ai vecchi indirizzi per anni.

Se cambio solo il design e non gli indirizzi, rischio comunque?

Il rischio è molto più basso ma non è zero, e la causa in quel caso è quasi sempre il contenuto: pagine accorciate nel passaggio al layout nuovo, titoli riscritti in modo più creativo e meno chiaro, testo spostato dentro elementi che si aprono solo al clic. Il consiglio è di rifare il design tenendo i testi, e ritoccare i testi dopo.

Devo per forza usare Search Console?

Sì, ed è gratuita. Senza Search Console non sapete quali indirizzi Google conosce, non vedete gli errori dopo la pubblicazione e non potete chiedere la scansione delle pagine nuove. È lo strumento che rende visibile tutto quello descritto qui.

Il cambio di dominio è più rischioso del cambio di sito?

È lo stesso lavoro con un passaggio in più: in Search Console va usato lo strumento di cambio indirizzo, che avvisa Google del trasferimento e accelera molto il processo. La regola resta quella: ogni vecchio indirizzo deve rispondere 301 verso il corrispondente nuovo, uno a uno.