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Caso studio · Sito multilingua per l'export

DajbocTechDon: un'officina CNC che deve farsi trovare in tutta Europa.

DajbocTechDon è un'azienda meccanica di Turt, nella provincia di Satu Mare, nel nord-ovest della Romania. Nata nel 2023 da Daniel Dan, fa tornitura e fresatura CNC, progetta macchine su misura e produce componenti metallici di precisione. I suoi clienti però non sono in paese: sono uffici acquisti in Germania, in Francia, in Scandinavia, che cercano un fornitore nella loro lingua. Il sito è costruito per quel lettore lì.

Il progetto

Vendere una lavorazione che il cliente non può vedere

La subfornitura meccanica ha un problema di fiducia che nessun altro settore ha nella stessa forma. Chi compra non compra un prodotto finito che può guardare: manda un disegno tecnico e chiede che qualcuno, a mille chilometri di distanza, lo trasformi in un pezzo che rientra nelle tolleranze, arrivi nei tempi e non fermi la linea di montaggio. Prima di mandare quel disegno vuole capire con chi ha a che fare.

DajbocTechDon parte per di più da una posizione che va spiegata bene: è un'azienda giovane, in un paese che molti compratori occidentali associano al prezzo basso prima che alla precisione. Nascondere la sede o la data di fondazione sarebbe stato il modo più veloce per perdere credibilità alla prima verifica. La scelta è stata l'opposta: dire tutto, e far vedere come si lavora.

Poi c'è la questione della lingua. Un responsabile acquisti tedesco che cerca un fornitore CNC non digita in inglese e non digita in rumeno: digita in tedesco. Se il sito non esiste in tedesco, l'azienda non esiste per lui. Il lavoro è stato costruire una struttura che regge quasi trenta lingue e oltre quaranta paesi senza diventare un ammasso di pagine tutte uguali.

Cosa abbiamo fatto

Le scelte concrete

Un sito per l'export industriale deve fare tre cose: farsi trovare nella lingua giusta, dimostrare come si lavora, e rendere facilissimo mandare un disegno e chiedere un prezzo.

01

Il processo produttivo in otto fasi

Raccolta dei requisiti, progettazione, simulazione, produzione, assemblaggio, controllo, collaudo, consegna. Ogni fase ha il suo spazio e la sua immagine. È la risposta visiva alla domanda che si fa ogni ufficio acquisti prima di affidare una commessa: come lavorate, e chi controlla che il pezzo sia giusto prima che parta.

02

Quasi trenta lingue, non una traduzione automatica

Inglese e rumeno come versioni principali, e da lì tedesco, francese, italiano, spagnolo, polacco, ungherese, ceco, le lingue scandinave, le lingue baltiche e balcaniche. Ogni versione ha i propri titoli, le proprie descrizioni e i propri hreflang, perché una pagina tradotta ma senza dati di lingua corretti a Google non serve.

03

Una pagina per ogni paese servito

Oltre quaranta paesi europei, ciascuno con la propria pagina nella propria lingua: chi cerca «lavorazioni CNC» aggiungendo il nome del suo paese trova una pagina che parla di consegne verso quel paese, non una generica. È la differenza fra comparire in una ricerca e comparire in quella giusta.

04

I settori, dichiarati apertamente

Automotive, industria, agricoltura, energia. Dirlo per nome serve a due cose: chi arriva dal settore giusto si riconosce subito, e chi arriva dal settore sbagliato se ne accorge prima di scrivere. Un contatto in meno ma pertinente vale più di dieci richieste fuori bersaglio.

05

FAQ che rispondono davvero, e un modulo corto

Accettate pezzi singoli e piccole serie? Progettate una macchina da zero? Dove siete e dove consegnate? Sono le domande che un compratore farebbe per email prima di fidarsi: messe in pagina, tolgono un giro di messaggi. Il modulo di contatto chiede il minimo indispensabile, perché chi ha un disegno da mandare non vuole compilare una scheda.

06

Identità aziendale verificabile e dati strutturati

Ragione sociale completa, indirizzo della sede a Turt, anno di fondazione, nome del fondatore, telefono ed email in chiaro, più i dati strutturati che descrivono l'azienda ai motori di ricerca e agli assistenti AI. In un settore dove il primo controllo di un compratore è «questa azienda esiste davvero?», è la parte che lavora di più.

Cosa si impara

Perché questo caso è utile alle aziende meccaniche che esportano

La prima lezione riguarda la lingua, e vale per qualsiasi PMI che vende all'estero. Moltissime aziende italiane fanno un sito in italiano e ne aggiungono una versione in inglese, dando per scontato che chi compra in Europa cerchi in inglese. Non è così: si cerca nella propria lingua, e la SEO internazionale si gioca lì. Finché una pagina in tedesco non esiste, il mercato tedesco non è raggiungibile, per quanto bravi si sia in officina.

La seconda riguarda il processo. Un subfornitore non ha un catalogo da mostrare: ha un modo di lavorare. Raccontare le fasi una per una — chi riceve il disegno, chi simula, chi controlla, chi collauda — è l'unico modo per rendere visibile una competenza che altrimenti resta una promessa. Vale per la meccanica come per qualunque azienda che lavora su commessa.

La terza è che la trasparenza è una leva commerciale, non un obbligo burocratico. Sede, anno di fondazione, nome di chi ha avviato l'azienda, telefono che risponde: sono le prime cose che un compratore verifica e le ultime che molti siti mettono. Dichiararle in chiaro, soprattutto quando si è giovani o si parte da un paese che il cliente non conosce, è quello che trasforma una visita in una richiesta di preventivo.